Una nobile decaduta

Napoli- Probabilmente fondata da coloni greci provenienti da Cuma nel VI secolo A.C., poi occupata a vario titolo prima da Romani, poi da Bizantini, Goti, Bizantini ancora, Svevi, Normanni, Angioini, Aragonesi, Angioini ancora, Spagnoli, Austriaci, Borboni, Francesi, Borboni ancora, Francesi ancora ed ancora Borboni in rigoroso ordine cronologico fino all’Unità d’Italia: è Napoli.

Tutti hanno governato, calpestato, saccheggiato, insanguinato e vilipeso la terza città del nostro Stato; ma, proprio gli artefici di tutto ciò, contemporaneamente, hanno contribuito, soprattutto alcuni dei suddetti popoli attraverso determinati governanti, anche alla crescita, all’affermazione e, di conseguenza, alla diffusione del “buon nome” del capoluogo campano nel mondo.

Oggi, passeggiando per Napoli, ci si rende conto di come e quanto la Storia, l’arte, la letteratura, la musica, l’architettura e la cultura in genere, unitamente ad un paesaggio incantevole, abbiano “conferito” a questa città “l’attestato” di una tra le più belle metropoli del mondo. Nel luogo dove è “nata” la prima ferrovia italiana, il primo osservatorio astronomico di Europa, dove costruirono nelle zone limitrofe lussuose ville, tra gli altri, Scipione l’Africano, Silla, Tiberio, Cicerone, Orazio e Virgilio, oggi, purtroppo, “regna il caos”.

Nella città nata con il nome di Partenope, dove sotto il regno di Roberto D’Angiò detto il Saggio vissero anche Petrarca, Boccaccio, Giotto ed altri, dove sono sempre state all’avanguardia attività artigianali come l’arte presepiale e la lavorazione delle ceramiche e porcellane, dove nel XVIII secolo si affermarono i musicisti Scarlatti, Pergolesi, Cimarosa e Paisiello, i pittori Solimena, Vaccaro, De Mura, lo scultore Sanmartino (autore del famoso Cristo Velato), gli architetti Vanvitelli e Fuga, infatti, tutto sembra essere prossimo allo sfascio.

La camorra (anche intesa come forma mentis) affonda le proprie radici molto prima dell’Unità di Italia, ma la classe politica sia nazionale che locale, indipendentemente dal “colore”, sembra accorgersene sempre all’improvviso per poi dimenticarsene il giorno successivo, fingendo di non vedere nemmeno l’abusivismo edilizio selvaggio che, sottraendo sempre più verde ai bambini, sta diventando quasi una regola. Il Napoletano sembra stanco, rassegnato, senza più valori in cui credere e così, dove è stata applicata per la prima volta in Italia l’illuminazione a gas, sembra improvvisamente essere “sceso il buio”! Nettezza Urbana, delinquenza comune (anche minorile) e criminalità organizzata, disoccupazione (soprattutto giovanile) altissima, un’elevata evasione scolastica e notevole carenza di infrastrutture, sono, apparentemente, piaghe per le quali non v’è rimedio.

In questi giorni, mentre imperversano contemporaneamente varie emergenze (su tutte quella dei rifiuti e quella della delinquenza sia comune che organizzata), le autorità competenti parlano, litigano e studiano, ma il cittadino onesto non nota cambiamenti. L’ex capitale del Regno delle due Sicilie sembra riflettere, (o emanare) dal resto della Regione, una serie di problemi che vengono “rispolverati” solo nelle varie campagne elettorali ma, poi, immediatamente dimenticati.

Napoli non ha bisogno di una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine, almeno fino a quando il lavoro delle stesse sarà vanificato, mortificato o calpestato in tutti i sensi e, circostanza da non sottovalutare, fino a quando molti appartenenti alla polizia giudiziaria saranno sottratti al controllo del territorio, perchè, magari, impegnati nella notifica di atti giudiziari.

Basta demagogia, basta demonizzazioni della terra che fu di Eduardo De Filippo, Renato Caccioppoli e Gianbattista Vico, basta con i luoghi comuni sui Napoletani e la loro città, perchè: se lo splendido affresco di Mattia Preti sulla Porta S. Gennaro raffigurante il Patrono che ferma la peste è completamente trascurato, vuol dire che il problema è a monte; se spesso la città “annega” nella spazzatura, vuol dire che il problema è a monte; se molte strade non sono illuminate o lo sono scarsamente, vuol dire che il problema è a monte; Se la metropoli in questione non dispone di impianti sportivi efficienti (vedi il Mario Argento, il S. Paolo, la piscina Scandone, ed il Collana), vuol dire che il problema è a monte; se la disoccupazione è, da queste parti, tra le più alte della penisola ed il clientelismo molto diffuso, vuol dire che il problema è a monte…

In tale contesto, il Patto per la sicurezza di Napoli e le parole forti, chiare e decise del Ministro degli Interni Giuliano Amato contro l’illegalità dilagante vanno bene, ma prima di tutto si pensi ad inviare a Napoli più insegnanti preparati, più Religiosi volenterosi e più politici seri, solo così questa città può ritornare a sorridere e ridiventare capitale di cultura, turismo, sport e soprattutto diritto!

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