Una grande rieducazione.

Roma- Il 20 agosto 2019 è stata emanata la Legge n° 92.
Essa, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 agosto 2019 n° 195, reca la reintroduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica.
Tale Legge consta di tredici articoli.
Il primo di essi recita:
“l’educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunita’, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri.
L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalita’, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilita’ ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona”.
Importantissimo, a sommesso avviso dello scrivente, è poi l’articolo 4.
Esso, infatti, recita: “a fondamento dell’insegnamento dell’educazione civica e’ posta la conoscenza della Costituzione italiana. Gli alunni devono essere introdotti alla conoscenza dei contenuti della Carta costituzionale sia nella scuola dell’infanzia e del primo ciclo, sia in quella del secondo ciclo, per sviluppare competenze ispirate ai valori della responsabilita’, della legalita’, della partecipazione e della solidarieta’.
Al fine di promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale, disciplinato dalla Carta costituzionale, sono adottate iniziative per lo studio degli statuti delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale. Al fine di promuovere la cittadinanza attiva, possono essere attivate iniziative per lo studio dei diritti e degli istituti di partecipazione a livello statale, regionale e locale.
La conoscenza della Costituzione italiana rientra tra le competenze di cittadinanza che tutti gli studenti, di ogni percorso di istruzione e formazione, devono conseguire.
Con particolare riferimento agli articoli 1 e 4 della Costituzione possono essere promosse attivita’ per sostenere l’avvicinamento responsabile e consapevole degli studenti al mondo del lavoro”.
Utilissimo, necessario e soprattutto al passo con i tempi, è poi l’articolo 5 che sancisce: “nell’ambito dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, di cui all’articolo 2, e’ prevista l’educazione alla cittadinanza digitale.
Nel rispetto dell’autonomia scolastica, l’offerta formativa erogata nell’ambito dell’insegnamento di cui al comma 1 prevede almeno le seguenti abilita’ e conoscenze digitali essenziali, da sviluppare con gradualita’ tenendo conto dell’eta’ degli alunni e degli studenti:
a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilita’ e l’affidabilita’ delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;
b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto;
c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici e privati
e ricercare opportunita’ di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie digitali;
d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’interazione in ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversita’ culturale e generazionale negli ambienti digitali;
e) creare e gestire l’identita’ digitale, essere in grado di proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi, rispettare i dati e le identita’ altrui ed utilizzare e condividere informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli altri;
f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza applicate dai servizi digitali relativamente all’uso dei dati personali;
g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico ed essere in grado di proteggere se’ e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali, essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al bullismo e al cyberbullismo.
Al fine di verificare l’attuazione del presente articolo, di diffonderne la conoscenza tra i soggetti interessati e di valutare eventuali esigenze di aggiornamento, il Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca convoca almeno ogni due anni la Consulta dei diritti e dei doveri del bambino e dell’adolescente digitale, istituita presso il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca ai sensi del decreto di cui al comma 4.
Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca sono determinati i criteri di composizione e le modalita’ di funzionamento della Consulta di cui al comma 3, in modo da assicurare la rappresentanza degli studenti, degli insegnanti, delle famiglie e degli esperti del settore. L’Autorita’ garante per l’infanzia e l’adolescenza designa un componente della Consulta.
La Consulta di cui al comma 3 presenta periodicamente al Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca una relazione sullo stato di attuazione del presente articolo e segnala eventuali iniziative di modificazione che ritenga opportune.
La Consulta di cui al comma 3 opera in coordinamento con il tavolo tecnico istituito ai sensi dell’articolo 3 della legge 29 maggio 2017, n. 71.
Per l’attivita’ prestata nell’ambito della Consulta, ai suoi componenti non sono dovuti compensi, indennita’, gettoni di presenza o altre utilita’ comunque denominate, ne’ rimborsi di spese”.
Altre disposizioni interessanti contiene la Norma in commento, ma le si tralasciano per non tediare chi legge; tuttavia, si desidera concludere queste righe con qualche stimolo di riflessione: è sicuro che quanto dovrebbero imparare gli studenti, sia già conosciuto dall’attuale classe politica italiana?
D’accordo sull’assoluta importanza dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole; allora perché esso, introdotto per la prima volta nel 1958, è stato di fatto abolito e ripristinato più volte negli anni?

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