Un popolo di tuttologi

Napoli- Stipendi troppo bassi, una pressione fiscale asfissiante, assoluta mancanza di rispetto per il lavoro altrui e grande incertezza per il futuro, hanno trasformato il popolo Italiano in un insieme di tuttologi! Troppe persone nel bel Paese infatti, svolgono, più o meno legalmente, almeno due lavori!

La classe politica sempre più assente, sorda e cieca, certamente è la prima a dare, come al solito, un pessimo esempio anche sotto questo aspetto; infatti, la netta maggioranza dei parlamentari, oltre a ricoprire anche altre cariche spesso incompatibili con quella conferita loro dal popolo, svolgono anche una o più professioni, percependo, per ognuna di esse, regolari stipendi, appannaggi e/o onorari!

In Italia, mentre si “demonizza” il lavoratore autonomo considerandolo un evasore fiscale, si chiudono gli occhi al cospetto degli impiegati della Pubblica Amministrazione che, in molti casi, svolgono anche un’altra (se non due) attività ovviamente a nero!

La legge prevede che anche chi non ha alcuna abilitazione all’insegnamento, in virtù di una semplice domanda presentata direttamente alle scuole, può insegnare non solo scavalcando i provveditorati agli studi, ma anche a dispetto di chi non solo si è abilitato per l’insegnamento, ma spesso anche per più di una disciplina!

Un avvocato, senza per questo violare alcuna legge, non solo può esercitare in tutte (o quasi) le branche del diritto, ma, senza aver mai partecipato ad alcun concorso per l’accesso alla Magistratura e mediante una semplice domanda al Consiglio Superiore della stessa, può anche svolgere, o le funzioni di P.M. nei processi relativi a contravvenzioni (ad es. abuso edilizio) o delitti “minori” (ad es. evasione), o quelle addirittura di giudice nei medesimi processi di cui sopra, sempre senza dover rinunciare, contemporaneamente, all’esercizio della professione libera.

Un professore universitario, spesso, svolge contemporaneamente anche la libera professione.

Il mondo dello spettacolo in generale e della televisione in particolare, ci “offre” sempre più esempi di tuttologi.

In questo quadro generale la meritocrazia sembra essere sparita, la passione per una determinata attività lavorativa sembra essere diventata un’utopia, lo slogan “lavorare tutti lavorare meno” non ha più senso atteso che in Italia non solo non lavorano tutti, ma chi lavora cerca di farlo sempre di più certo non per avidità o puro stacanovismo masochistico, ma perchè oggi sempre più famiglie hanno quello che i nostri attenti politici chiamano: “il problema della quarta settimana”.

Chi scrive non pensa di avere l’antidoto contro la tuttologia, ma pensa che in questo Stato, per permettere a tutti di lavorare veramente, bisognerebbe alzare delle “barriere”:

  1. rendere più difficile l’accesso all’università;
  2. rendere più difficile l’accesso quantomeno all’insegnamento, all’Avvocatura, alla Magistratura, al notariato, alla professione medica, a quella di commercialista, di ingegnere, di architetto e di geometra;
  3. prevedere delle serie verifiche periodiche circa l’effettivo livello di competenza e preparazione dei professionisti di cui sopra, con la possibilità di esclusione dall’esercizio della professione, in caso che la verifica dia esito negativo;
  4. vietare senza deroghe che si possa insegnare senza abilitazione, esercitare la professione forense in tutte le branche del diritto, svolgere attività di Magistrato senza aver vinto un concorso in Magistratura… solo così, forse, si lavorerebbe di più e meglio, lavorerebbero più persone, la meritocrazia finalmente la spunterebbe, la qualità del “frutto” del lavoro sarebbe migliore e quella del tuttologo comincerebbe ad essere una “razza” in estinzione!
Posted in La nostra opinione and tagged , , .