Regole o speranze?

Napoli- Era il 22 dicembre 1947, quando l’Assemblea Costituente approvava la Costituzione della Repubblica Italiana. La “regina” di tutte le norme, promulgata dal primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, entrava in vigore in data 01.01.1948. La Costituzione è l’insieme di regole dal quale nessuna norma può prescindere: il “pilastro” dello Stato!

Oggi, dopo quasi sessant’anni, mal grado le continue richieste di cambiamento del dettato costituzionale e qualche colpo di mano della classe politica, ci si rende conto che la “testata d’angolo” del diritto italiano, non solo non può essere ancora considerata vecchia, ma, poichè spesso tradita ed inapplicata sotto vari profili, potrebbe apparire addirittura “avveniristica”. In questa sede, come si è soliti fare, si desidera porre l’accento su alcuni punti, ancora non applicati o applicati soltanto parzialmente, della Carta Costituzionale Italiana.

L’articolo 1 recita: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Tale affermazione fa riflettere e sorridere per non piangere, perchè vien da chiedersi: “se la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, come mai lungo tutto lo “stivale” il tasso di disoccupazione è così alto? Come mai molte persone soprattutto a sud lavorano a nero?

L’articolo 24, invece, evidenzia al terzo comma un’altra piaga, affermando: “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. L’argomento relativo alla difesa dei non abbienti, però, pur essendo una vera piaga del nostro ordinamento, è tralasciato dall’autore del presente articolo, attesa la grande attenzione già prestatagli ne “il gratuito ladrocinio” di questa sezione.

Inoltre, nell’articolo 32 della medesima Carta, invece, si legge: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Quest’ultimo articolo, però, sembra, visto il perenne degrado in cui versano gli ospedali italiani in generale e napoletani in particolare, veramente eccessivo; infatti, in uno Stato dove pullulano le cliniche private, si può mai parlare di gratuità delle cure per gli indigenti? Dove spesso i degenti (anche anziani o disabili) sono adagiati su barelle parcheggiate nelle corsie degli ospedali pubblici, si può mai parlare di tutela della salute? Dove ci si deve portare da casa durante la degenza in ospedale, anche i farmaci per l’ipertensione, si può mai parlare di tutela della salute?

Infine, l’articolo 111 stabilisce al secondo comma: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.” Qui vale la pena di soffermarsi. Siamo veramente sicuri che nel processo penale accusa e difesa vivono una condizione di totale ed assoluta parità? Chi vive quotidianamente i processi penali come il sottoscritto, è pronto a giurare di no e poi, come si fa a stabilire qual’è la “ragionevole durata” dei processi? Inoltre, atteso che il terzo comma dello stesso articolo 111 della Costituzione afferma: “nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico”, come si spiegano gli “avvisi di garanzia” “notificati” non solo a mezzo stampa, ma anche con notevole ritardo?

I pochi articoli analizzati, pur non essendo gli unici della Costituzione Italiana a contenere più auspici e speranze che regole, a modesto avviso di chi scrive, possono servire per prendere atto che l'”anagrafe” della Carta costituzionale nostrana è decisamente BUGIARDA!!!

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