Nel nome del Popolo Italiano

Napoli- Era il 30 Luglio 2007 quando, per la seconda volta in due anni, il legislatore modificava con la LEGGE n. 111, il tanto tormentato quanto discusso Ordinamento Giudiziario.

L’ordinamento giudiziario italiano, è regolamentato sin dal 1941 grazie al Regio Decreto N.12 ed è oggetto di continue dispute e strumentalizzazioni da parte di tutta la classe politica che, non si può dire il contrario, cerca disperatamente di “plasmarlo” a propria immagine e somiglianza per, probabilmente, controllarlo anche meglio.

La Legge 111/07, modificando il Decreto Legislativo 5 Aprile 2006 n. 160 all’Articolo 9, sostituendo le parole uditorato giudiziario con tirocinio, stabilisce che i Magistrati ordinari vincitori di concorso devono sì svolgere un periodo di tirocinio, ma anche che il completamento di detto periodo è valido, come pratica forense, agli effetti dell’ammissione all’esame per l’esercizio della professione di avvocato.

Tale Articolo, però, provoca una grande perplessità; infatti, da un’attenta lettura dello stesso, si evince che lo Stato autorizza la formazione di avvocati che, magari preparatissimi dal punto di vista teorico o al più anche pratico, non avendo avuto la possibilità di respirare a tempo pieno l’aria di uno studio legale, sono privi di quel “calcio” che fortifica le “ossa” di un avvocato, unitamente alla presenza in aula spesso da “spettatore”, che comunque resta l’unica vera “palestra” per chiunque voglia veramente esercitare la professione libera.

Inoltre, la Legge in esame rinforza ed approfondisce quanto già previsto dall’Art. 1 del Decreto Legislativo 30 Gennaio 2006 n. 26: l’istituzione di una Scuola superiore della magistratura per la formazione e per l’aggiornamento dei Magistrati. Tale scuola è retta da uno statuto autonomo.

Quest’ultima trovata, però, se da un lato potrà permettere una maggiore preparazione degli appartenenti al potere giudiziario, dall’altro farà trascorrere ai Magistrati più tempo sui libri che in aula; ma vi è di più: secondo il nuovo dettato legislativo, nessun Magistrato potrà restare al suo posto per più di un determinato periodo e per questo motivo, attesa la patologica durata dei processi in generale e civili in particolare, si assisterà al trionfo della prescrizione!

Altro ancora ha stabilito la norma in questione, ma ci si congeda per non sottrarre altro tempo al lettore, non prima, però, di aver sottolineato che quanto sin qui esposto, unitamente al permanente e nocivo “conflitto” tra parte della Magistratura e parte della politica con quest’ultima ovviamente più avvantaggiata e sempre più vogliosa di “legare” le mani ai Magistrati e “tagliare” la lingua agli avvocati per poi accusare entrambe le categorie quantomeno della lentezza della giustizia, può ancora far tirare un sospiro di sollievo dal momento che almeno le sentenze non sono ancora emesse nel nome del governo (indipendentemente dal colore), ma nel “NOME DEL POPOLO ITALIANO” !!!

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