Lettera al ministro

Napoli- Caro lettore, era il 01.07.2008 quando il sottoscritto scriveva al guardasigilli Angelino Alfano attraverso l’indirizzo e-mail angelino.alfano@giustizia.it.

Il testo integrale di detta e-mail è quello che segue, al fine di renderti partecipe di quello che è stato scritto al Ministro di giustizia, nella speranza che anche tu possa farne tuo il contenuto e contattarlo per le stesse ragioni dello scrivente.

ON.LE sig. Ministro Angelino Alfano, chi Le scrive è un avvocato penalista di trentasei anni.

Il sottoscritto non ha mai partecipato ad un concorso non solo e non tanto per scarsa fiducia (sicuramente infondata) nell’organizzazione dei concorsi e nel metodo e nella trasparenza dell’assegnazione dei posti messi a concorso, ma, soprattutto, per l’Amore vero, sconfinato ed incondizionato che lo scrivente ha sempre avuto per il diritto (soprattutto penale) e per l’avvocatura: per la Toga.

La nota dolente, però, è costituita da diversi elementi: la città dove l’autore della presente esercita la professione forense: Napoli, la mancanza di uno studio legale avviato alle spalle, il numero sempre maggiore di avvocati “tuttologi” che, per occuparsi di più branche del diritto, finiscono con il creare un “ingorgo” che, non solo non frutta quanto si spera, ma finisce spesso anche con il danneggiare colleghi e, nella peggiore delle ipotesi, anche l’ignaro cittadino e ciò spesso anche a dispetto della deontologia professionale, violando, tal volta, anche l’articolo 12 del codice deontologico.

Inoltre sig. Ministro, non solo la procedura relativa alla liquidazione del patrocinio a spese dello Stato (ciambella di salvataggio per molti giovani) deve essere migliorata e snellita, ma anche la tanto vituperata figura del difensore di ufficio deve ritrovare dignità, stimolo e serietà professionale, atteso che, almeno a Napoli ed in Campania, la relativa normativa sembra essere stata scambiata per un’autorizzazione per la persona “colpita” da un procedimento penale a non contattare il difensore nominatole di ufficio, quindi non avere un’adeguata difesa, quindi non presentarsi nemmeno in aula in caso di processo, quindi non retribuire il professionista che non può abbandonare la difesa nè tanto meno rinunciare alla nomina conferitagli dallo Stato costringendolo spesso ad un umiliante e frustrante recupero del credito con tutto quello che, umanamente, ne può derivare!

Sig. Ministro, Ella è giovane, è un tecnico del diritto, è un uomo del sud e per queste ragioni non può non ascoltare questo grido disperato di un giovane penalista meridionale, i cui genitori non sono avvocati, che vorrebbe onorare sempre al meglio la toga che ama dal più profondo dell’anima, ma che una distorta interpretazione della difesa di ufficio, la lungaggine burocratica del patrocinio a spese dello Stato e la persistente unificazione degli albi degli avvocati presso i Consigli dell’Ordine con il conseguente libero accesso dei legali senza alcuno sbarramento a tutte le branche del diritto, sta rendendo ardua (soprattutto per i giovani e, tra questi, soprattutto per chi non è “figlio di arte”) una delle più belle professioni del mondo, ma, purtroppo, non a causa di una magari pure auspicata rigidità circa la formazione e la preparazione degli avvocati Italiani, bensì solo e quasi esclusivamente per una dilagante e cattiva interpretazione di molte norme, per l’eccessiva burocrazia circa determinate disposizioni legislative e per troppe lacune circa taluni istituti.

Quanto sin qui esposto, unitamente alla sempre più necessaria separazione delle carriere tra Magistratura giudicante e Magistratura inquirente, il Decreto Bersani e la fallimentare idea delle attività di formazione professionale continua, sta svilendo la professione che fu di Cicerone!

Fiducioso in un Suo cortese accoglimento della presente, Le invio i miei più distinti saluti.

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