Clinica e ricerca

In queste righe, si desidera illustrare il primo argomento di psicologia giuridica di questa sezione.
Il tema della sterilità/infertilità è connesso alla ferita narcisistica da questa prodotta.
In Introduzione al narcisismo, Freud chiarisce meglio la distinzione tra

la libido investita sull’Io (narcisistica) e la libido d’oggetto, ossia la libido nel senso stretto del termine, parlando così del narcisismo: “In questo senso il narcisismo non sarebbe una perversione, bensì il complementolibidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione, una componente del quale è legittimamente attribuita a ogni essere vivente. Ci formiamo così il concetto di un investimento libidico originario dell’Io, di cui una parte è ceduta in seguito agli oggetti, ma che in sostanza persiste ed ha, con gli investimenti d’oggetto, la stessa relazione che il corpo di un organismo ameboide ha con gli pseudopodi che emette. Grosso modo, osserviamo anche una contrapposizione tra libido dell’Io e libido oggettuale.” Per quanto concerne la dimensione persecutoria che la caratterizza (la sterilità/infertilità) e connessa alla disponibilità ad adottare della coppia, bisogna rilevare che da un punto di vista etico o giuridico, questa logica della colpa è stata da sempre “sfidata” dai determinismi: da quelle teorie che sostengono un condizionamento degli esseri umani, sia in senso metafisico, sia in senso fisico, biologico, morale o psicologico, come è il caso della psicoanalisi di Freud, che sostiene un determinismo psichico; sebbene Freud sia un determinista molto particolare, giacchè costruisce un sistema di cura sulla base dell’idea che esistono gradi diversi di libertà (altrimenti a che scopo analizzarsi?). Il determinismo freudiano, in ogni caso, si basa essenzialmente sulla scoperta dell’inconscio dinamico, per il quale l’individuo non sarebbe padrone in casa sua. Tuttavia, l’essere umano è l’unico animale che si interroga sulle proprie colpe ed è anche l’unico che si continua a chiedere se è libero o condizionato. L’intero discorso clinico sulla colpa si fa assai più chiaro nel momento in cui si chiama in causa l’onnipotenza. Rifacciamoci agli atteggiamenti propiziatori dei popoli di epoche remote: cosa fa il contadino primitivo di fronte al vulcano che gli ha distrutto casa e raccolto, e magari ucciso qualche familiare? Prende i quattro oggetti di valore, gli animali che gli sono rimasti e, non appena la lava glielo consente, li getta nel cratere per propiziarsi il nume che lo ha punito per le sue colpe. E’ un comportamento paradigmatico che, attraverso espressioni e rituali più o meno arcaici, ha continuato a ripresentarsi fino ai nostri giorni. Limitandosi a una descrizione fenomenologica potremmo dire, con grande approssimazione, che la colpa persecutoria è quella per la quale un individuo si sente perseguitato da forze ostili: lui è la vittima, i persecutori sono gli altri. E’ per fare un esempio, la colpa dei padri che ricade sui figli, sentita dal punto di vista dai figli. Franz Kafka, ma anche Dino Buzzati, l’hanno descritta molto bene.

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