All’avanguardia del regresso

Napoli- Fino al 1958 in Italia le case di appuntamento erano legali e consistevano in locali autorizzati e registrati, dove le prostitute dovevano sottoporsi a controlli sanitari periodici ed obbligatori. La Legge n° 75 del 20 febbraio 1958 conosciuta come Legge Merlin, non solo istituì l’ineccepibile reato di sfruttamento della prostituzione, ma rese anche illegali tali luoghi.

Tutto ciò, a modesto avviso di chi scrive, scatenò un autentico caos ancora oggi sotto gli occhi di tutti: strade anche centrali delle nostre città piene di meretrici, omosessuali e transessuali provenienti dai luoghi più disparati non solo seminudi, ma anche pronti ad “offrire” il proprio corpo a volte anche in modo eccessivamente… folcloristico, condizioni igienico-sanitarie spesso completamente inesistenti, zone dove si “esercita” la prostituzione (soprattutto dal tramonto all’alba) decisamente inaccessibili a causa di veri e propri ingorghi dovuti all’elevato numero di automobili di “clienti” che, ovviamente, si sommano a quelle di chi, per altri motivi, è “obbligato” a percorrere le stesse “arterie”.

Allora ci si chiede: la necessità di perseguire lo sfruttamento è indiscutibile, ma “l’abbolizione” del sacrosanto diritto ad una assidua assistenza sanitaria ed alla pulizia, non equivale a trasformare le vittime del meretricio, già segnate da una sofferenza che va ben al di là di ogni apparenza ed immaginazione, in schiavi moderni privi di dignità? In questo modo, tali persone, non sono lasciate dallo Stato anche completamente in balìa della criminalità organizzata? Inoltre, allo Stato, non conveniva lasciare i bordelli aperti, dal momento che il “personale” di tali luoghi doveva anche essere in regola con il fisco?

L’Italia, però, deve sempre essere all’avanguardia del regresso; infatti, in un momento storico dove si parla ripetutamente dell’affollamento dei penitenziari, è normale prevedere il carcere anche per le “lucciole” e per i loro clienti?

L’attuale Ministro delle pari opportunità: l’onorevole Mara Carfagna ha pensato di sì e, invece di migliorare quanto di negativo ha previsto la Legge Merlin, ha fatto approvare dal Consiglio dei Ministri in data 11 settembre 2008 un Disegno di Legge che porta il suo nome, mirante a fare la guerra a tutto ciò che è inerente al mestiere più antico del mondo!

Con la legge Merlin è stato da un lato introdotto il principio secondo il quale prostituirsi non è un reato, dall’altro la convinzione che llo sfruttamento del “mestiere” in questione deve essere represso con fermezza.

Entrambi appaiono umanamente, giuridicamente e socialmente non solo utili, ma anche ineccepibili e dovrebbero essere proprio i punti dai quali partire per migliorare quanto stabilito cinquant’anni fa, invece… Il progetto dell’ex miss cinema ed ex valletta televisiva, sembra essere cieco e, forse, in alcuni punti addirittura incostituzionale; i quattro articoli di cui è costituito il “suo” DDL, infatti, tra l’altro prevedono che i minori stranieri costretti a prostituirsi da gruppi criminali, siano riaffidati alla famiglia o alle autorità responsabili del loro Paese d’origine, con procedure di rimpatrio accelerate e semplificate.

A tal proposito Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, spiega sul giornale gratuito City del 12 settembre 2008: “scelta rischiosa, potrebbe tradursi in un grave danno se il rimpatrio non avviene in presenza di determinate condizioni, quindi meglio incrementare gl’interventi per avvicinare ed agganciare i minorenni ed aiutarli ad uscire dai circuiti della prostituzione e dello sfruttamento”.

Il vicepresidente della Caritas Francesco Marsico come si apprende dalla stessa fonte di cui sopra, rincarando la dose, chiede che sia concesso il permesso di soggiorno a chi denuncia trafficanti e sfruttatori.

L’articolo 1 della “proposta di Legge” in esame, recita: “Chiunque esercita la prostituzione ovvero invita ad avvalersene in luogo pubblico o aperto al pubblico e’ punito con l’arresto da cinque a quindici giorni e con l’ammenda da duecento a tremila euro”.

In queste ultime righe si assiste al trionfo dell’ipocrisia del Ministro salernitano, nonché dello stupido moralismo e finto buonismo di quanti invece si dichiarano contrari al suo DDL; infatti, come si fa ad affermare che solo da questa norma in poi, se il Parlamento dovesse procedere ad un’approvazione toutcourt del Disegno di Legge in questione, le prostitute, nell’esercizio delle loro funzioni, saranno perseguite penalmente?

Attualmente, infatti, se è vero come è vero che chi dà in “affitto il proprio corpo” non è incriminabile, è altresì vero che il codice penale italiano prevede il reato di atti osceni (articolo 527) e la Legge N° 1423 del 27 dicembre 1956, prevede tra l’altro, la facoltà per i questori di allontanare, attraverso lo “strumento” del foglio di via obbligatorio, dal proprio “raggio di azione” talune categorie di “indesiderati” tra cui i soggetti che si prostituiscono, pena una denuncia, la quale può sfociare in una condanna che può arrivare fino a sei mesi di arresto.

Lo scrivente, per esperienza diretta, non esita ad affermare che processi aventi ad oggetto dette fattispecie, non sono né pochi, né rari e che i soggetti dediti alla prostituzione denunciati, processati e condannati per le stesse, non sono mosche bianche!

Quindi, se in Italia l'”attività” in questione non è reato di diritto, lo è sicuramente già di fatto! Al peggio, però, non c’è mai un limite; infatti, continuando a scorrere “l’opera” in esame, si legge: “Alla medesima pena soggiace chiunque in luogo pubblico o aperto al pubblico si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione o le contratta”.

Quindi, potenziale cliente, cliente e sfruttatore, devono essere considerati delinquenti non solo, ma anche dello stesso livello?

Altre disposizioni ha dettato il disegno di Legge di cui al presente articolo, ma si tralasciano per non tediare il lettore; tuttavia un’ultima riflessione si vuole tentare di stimolare: il DDL Carfagna è solo un embrione rispetto a quanto dovrà “partorire” il Parlamento; quindi si spera che togliere la prostituzione dalle strade, non diventi un boomerang che aggrava la tragedia di quella minorile, favorisce la riapertura ufficiosa delle case di tolleranza senza, però, assicurare a tutti assistenza igienica e sanitaria, non riempie le patrie galere di soggetti dediti al “mercato del sesso”, non nasconde definitivamente gli sfruttatori, non libera definitivamente le mani della criminalità organizzata calpestando ancora di più i Diritti delle vere vittime, non fa aumentare il numero di ragazze che muoiono sulle strade nel completo anonimato e nella più totale indifferenza!!!

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